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If there’s one thing that has occupied investors in the past 12 months – other than Covid, that is – it’s ESG. How can we do better by the environment? How do we make our societies fairer? And what can governments, companies, and ultimately you, as investors, do to help? Here we delve into a three-letter phenomenon that took the investment industry by storm and led to a fundamental shift in attitudes, objectives and allocations. ESG in Focus shines a light on everything that keeps responsible investors up at night and makes one thing clear aboveall else: the ESG revolution has only just begun.
Citywire Italia
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Beatrice Mancini Country Head Italy Gianluca Baldini Southern European Editor Testi di: Camilla Conti, Carla Lorenzini Margherita Caldararo Audience Development Executive & Sub-Editor Valentina Mallardi Senior Sales Manager Italia Sara Sullo Sales Manager Italia
Chapter 1
Investire in titoli ESG conviene?
Investimenti, sostenibilità e performance: come raggiungere un obbiettivo win-win evitando il rischio greenwashing
articolo sponsorizzato da Etica sgr
Impact Investing: Generare profitto finanziario contribuendo al benessere sociale
articolo sponsorizzato da Mercer
Chapter 2
Boom di popolarità
La rivoluzione green
articolo sponsorizzato da pharus
Sfruttare le scienze del clima per individuare opportunità di investimento
articolo sponsorizzato da wellington management
Mancano meno di 200 giorni... Sei pronto per la sfida MiFid ed ESG?
articolo sponsorizzato da nordea ASSET MANAGEMENT
Attenzione al greenwashing
Quanto pesano gli Esg rispetto al totale dei mercati finanziari?
2020 was a watershed year, can profit and purpose be sustained?
The moment of proof is upon us. How to evidence sustainable change
Francesco Colamartino - Reporter, Citywire
“Nel mondo odierno, globalmente interconnesso, un'impresa deve creare valore aggiunto per essere ritenuta utile da tutti i suoi stakeholder, e poter quindi fornire un valore a lungo termine per i suoi azionisti”. È l’invito rivolto ai ceo di tutto il mondo da Larry Fink, amministratore delegato di BlackRock, la più grande società di investimento del mondo con oltre 10.000 miliardi di dollari, nella sua ormai consueta lettera aperta di inizio anno ai ceo, nella quale si rivolge ai manager globali chiedendo di “prendere impegni nei confronti dei principali stakeholder – e di mantenere quanto promesso”. È questo, per, “il fondamento del cosiddetto ‘capitalismo degli stakeholder’”. Che non è capitalismo “woke” (ovvero sveglio e attivo in senso politico), è normale capitalismo guidato da relazioni reciprocamente vantaggiose tra l'azienda e i dipendenti, i clienti, i fornitori e le comunità da cui l'azienda dipende per prosperare. Il messaggio è chiaro: "Ci concentriamo sulla sostenibilità non perché siamo ambientalisti, ma perché siamo investitori e fiduciari per i nostri clienti". Le regole del gioco non sono cambiate. La legittima ricerca del profitto è ancora ciò che guida i mercati. E la redditività a lungo termine è il barometro con cui quest'ultima determinerà alla fine il successo di un'azienda. Ciò che è mutato è la fonte di questi profitti. E saranno le aziende innovative che si adattano al nuovo ambiente ad avere un facile accesso al capitale. Di certo gli investimenti verdi hanno chiuso il 2021 con il botto. Al di là di ogni previsione di crescita, le emissioni annuali di debito sostenibile hanno raggiunto i 1.500 miliardi di dollari a livello globale, un'incredibile +90% rispetto al 2020, che pure aveva registrato un sensibile trend di aumento. A maggio 2021 le grandi banche di investimento mondiali avevano stimato un livello di circa 900 miliardi, incrementato a 1.200 ad agosto. All'interno dell'etichetta di debito “sostenibile” gli investimenti più diffusi si confermano i cosiddetti green bonds, cioè le obbligazioni verdi “classiche” strutturate intorno a uno standard globale di certificazione. Durante la crisi pandemica si sono diffusi anche i social bonds, obbligazioni destinate a finanziare le Casse Integrazioni Guadagni e altri schemi di protezione dell'occupazione: l'Unione Europea è stata l'apripista a livello globale nell'emissione e management di social bonds a rischi condivisi grazie al progetto Sure (temporary Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency) che ha erogato quasi 100 miliardi di euro ai Paesi membri più colpiti dalla crisi pandemica. Tuttavia dal 2018 in poi la crescita più turbolenta è stata quella dei sustainability linked bond/loans che sono arrivati a rappresentare il 34% dell'intero mercato degli investimenti Esg perché incorporano una maggiore flessibilità nella raccolta e utilizzo dei proventi, al fine di permettere anche a imprese operanti in settori non green - come l'industria chimica o degli idrocarburi - di accedere a un mercato in crescita. Anche le istituzioni europee si stanno adeguando alla realtà del mercato: da settembre 2020 la Bce accetta questa tipologia di strumenti (sebbene con qualche riserva) come collaterale per le operazioni di rifinanziamento standard delle banche mentre la Banca Europea degli Investimenti ha erogato diversi prestiti attraverso questi schemi contrattuali.
Attenzione inoltre ai temi relativi alla gender diversity: uno studio di Morningstar e Sustainalytics ha rivelato che le aziende con una più ampia rappresentanza femminile nelle posizioni di leadership hanno meno probabilità di incorrere in controversie, problemi reputazionali e alto turnover. Investire in un paniere di aziende che eccellono nelle politiche di genere può fare la differenza in termini di rendimenti. Se guardiamo le performance negli ultimi tre anni dell’indice Morningstar specializzato sulle azioni dei mercati sviluppati (eccetto il Giappone) con più alta gender diversity, vediamo che non ci sono grandi differenze rispetto al corrispondente benchmark globale. Entrambi mostrano un rialzo intorno al 21% annuo (al 29 dicembre 2021). La volatilità del primo, tuttavia, è leggermente inferiore nel periodo considerato (la deviazione standard è del 17% contro il 17,24% dell’indice tradizionale). Sui vantaggi dell’investire in Esg si è espressa di recente anche la Banca d’Italia. Secondo il vice direttore generale, Paolo Angelini , “una insufficiente attenzione degli intermediari alle tematiche Esg (e in particolare a quelle ambientali), può tradursi in maggiori rischi, in primis di credito". A suo parere, "Va inoltre considerato che in futuro potrà contare non solo il rischio di credito effettivo, ma anche quello percepito". Un intermediario, ha spiegato infatti, potrebbe essere penalizzato dal mercato (maggiore costo di raccolta e capitale) anche solo in base alla percezione di un non adeguato controllo dei rischi climatici e ambientali. “È quindi necessario rivedere in modo opportuno la governance e l'operatività aziendale, e migliorare la disponibilità di dati" ha sottolineato Angelini. Precisando che su questo fronte le linee guida emanate dal Comitato di Basilea, dall'Eba e dalla Bce "forniscono già numerose indicazioni operative".
Un'impresa deve creare valore aggiunto per essere ritenuta utile da tutti i suoi stakeholder, e poter quindi fornire un valore a lungo termine per i suoi azionisti
Una insufficiente attenzione degli intermediari alle tematiche Esg (e in particolare a quelle ambientali), può tradursi in maggiori rischi, in primis di credito
Larry Fink, BlackRock
Paolo Angelini, Banca d’Italia
L’Esg, acronimo che - conviene ricordarlo - sta per Environmental, Social e Governance, fa molto parlare di sé, e a buon ragione: nel 2021 le emissioni di debito in questo settore hanno visto un +90% rispetto all’anno precedente
Opinione dei consulenti sull’aumento di interesse della clientela verso i prodotti Esg rispetto al pre-Covid 19
Rispetto al periodo pre-Covid, ritiene che l’interesse verso i prodotti Esg sia aumentato, diminuito o rimasto invariato?
Diminuito
0,7%
Aumentato
76,9%
Invariato
22,4%
Fonte: indagine Censis-Assogestioni 2021
di Carla Lorenzini
Altri articoli:
Aggiungere un acronimo come Esg o Sri, o ancora l’aggettivo green, può servire per accrescere la visibilità tra gli investitori che cercano asset più sostenibili, ma può anche essere un sistema per le società di gestione di rinvigorire la raccolta di fondi in difficoltà. “Sono sempre più numerose le società che stanno modificando i criteri di screening per il rischio di cadere in errori di valutazione e di greenwashing, anche perché affermare cose false o discutibili non danneggia solo la fiducia dei consumatori ma rischia anche sempre più un'azione legale”, spiega Salvatore Gaziano, responsabile investimenti SoldiExpert Scf. Ricordando che secondo un'analisi di Broadridge Financial Solutions, la quota di investimenti Esg a livello mondiale aumenterà dagli 8 trilioni di dollari di oggi a 30 trilioni di dollari entro la fine del decennio. Da gennaio 2022 in Gran Bretagna le dichiarazioni di sostenibilità delle imprese devono essere conformi al "Green Claims Code" dell'Autorità per la concorrenza mentre la "Green Claims Initiative" della Commissione europea sta attualmente definendo un quadro politico che non lascerà spazio a esagerazioni o imprecise affermazioni ecologiche, che occorrerà invece dimostrare. Le aziende dovranno supportare ogni reclamo con prove chiare e facilmente accessibili dalla loro catena di approvvigionamento e, ove possibile, con verifiche di terze parti. “È un tema complesso questo dell’Esg e come consulente finanziario indipendente e responsabile delle strategie d’investimento di SoldiExpert Scf cerco di scavare sotto gli indici con un approccio critico perché non mancano i temi da approfondire e i clienti chiedono sì, sempre maggiore sostenibilità, ma anche coerenza, e prima di tutto un rapporto rischio-rendimento interessante perché quasi nessun investitore sarebbe disposto a perdere denaro con un investimento sostenibile o ad accettare rischi sproporzionatamente elevati. E la facile storiella - venduta soprattutto nel 2020 - che bastava investire sui titoli più Esg per fare e guadagnare bene e di più si è abbastanza sgonfiata, con alcuni dei titoli più di moda nel recente passato, come per esempio quelli delle energie pulite, che per diversi fattori hanno visto le quotazioni in certi casi dimezzarsi nel corso dell’ultimo anno. A conferma, come scrivevamo nei nostri report un anno fa, che gli investimenti troppo alla moda possono creare più facilmente anche distorsioni e casi di sopravvalutazione notevoli se non si considerano le valutazioni delle società e un approccio olistico che tenga conto di tutte le dimensioni (E + S + G)”, aggiunge Gaziano.
Anche perché, quando c'è troppo entusiasmo su un argomento o su un comparto le esagerazioni nelle valutazioni possono facilmente verificarsi e creare un effetto opposto a quello che si attende la massa degli investitori. Gaziano sottolinea come abbia fatto discutere e colto nel segno Terry Smith (il suo Fundsmith Equity Fund vanta una raccolta di 29 miliardi di sterline) quando ha criticato - nella lettera annuale agli azionisti - il gigante Unilever, eccessivamente ossessionato, secondo lui, dalla “sostenibilità” ma che ha perso di vista i fondamentali dell’azienda (lo scorso anno il titolo ha perso il 9%). "Secondo Smith - spiega Gaziano - un'azienda che sente di dover definire lo scopo della maionese Hellmann's ha chiaramente perso la trama. Il marchio Hellmann's esiste dal 1913, quindi supponiamo che ormai i consumatori abbiano capito il suo scopo. Nel nuovo indice Mib Esg lanciato a metà ottobre dalla Borsa Italiana non mancano le cose curiose e secondo i promotori combina la misurazione della performance economica con valutazioni Esg in linea con i principi del Global Compact delle Nazioni Unite. Colpiscono certamente diverse presenze - e anche assenze - rispetto al principale indice di Piazza Affari Ftse Mib. E fra i titoli più Esg di Piazza Affari si trovano per esempio Eni e Leonardo, e inutile dire che queste tassonomie, naturalmente, cercano di filtrare alcuni criteri, ma sono sempre opinabili e infatti non sono mancate alcune polemiche. Peraltro, come ha rilevato qualche consulente ambientale, dire che 32 società quotate tra le 40 a maggiore capitalizzazione sono Esg può far intendere che l’80% dell’economia italiana è ‘sostenibile’ e la cosa è forse un filino esagerata. Nella valutazione e selezione degli investimenti come società di consulenza finanziaria indipendente, cerchiamo di mettere al primo posto l'interesse del cliente e andare oltre le etichette e, come diciamo da tempo, prima di tutto dovrebbe venire il comportamento Esg di chi fa consulenza. Che - secondo noi - parte dall'avere interessi il più possibile allineati con i propri clienti e per questa ragione crediamo che la consulenza indipendente, ovvero basata sulla parcella, sia una buona pratica Esg”, conclude Gaziano.
I clienti chiedono sì, sempre maggiore sostenibilità, ma anche coerenza, e un rapporto rischio-rendimento interessante
Dire che 32 società quotate tra le 40 a maggiore capitalizzazione sono Esg può far intendere che l’80% dell’economia italiana è “sostenibile” e la cosa è forse un filino esagerata
Salvatore Gaziano, SoldiExpert Scf
È facile confezionare materiale di marketing accattivante e pubblicare qualche relazione con le turbine eoliche in copertina, ma non basta per confermare l’etichetta verde di un’azienda o di una società. Come si può dunque capire se un prodotto è davvero Esg?
Promuovere la conoscenza e la diffusione dei prodotti Esg: l’opinione dei consulenti
Creare una sistema a livello Ue di regole chiare, che consenta di identificare tipologie e caratteristiche dei prodotti Esg
49,6%
di Camilla Conti
Parametri per misurare il rispetto delle finalità ambientali, sociali e di governance dei destinatari degli investimenti
Criteri chiari per individuare i rischi di sostenibilità, ovvero le condizioni che potrebbero avere un impatto negativo
Individuare una definizione chiara e univoca di “sostenibilità”
Più trasparenza nei confronti degli investitori
42,9%
29,5%
28%
26,9%
Secondo Bloomberg, a fine 2021 gli asset Esg hanno raggiunto 37.800 miliardi di dollari e dovrebbero arrivare a quota 53.000 miliardi entro il 2025, rappresentando un terzo di tutti gli asset in gestione a livello globale. Ora che l’importanza della sostenibilità non è più messa in dubbio, gli operatori si attendono un dibattito sempre più acceso su come dovrebbe essere un solido processo di investimento improntato alla sostenibilità. Con i riflettori accesi sugli appuntamenti in agenda. A cominciare da quelli che riguardano il cambiamento climatico e la crescente pressione sui limiti delle risorse ambientali che ha fatto emergere una serie di questioni legate al capitale naturale e che hanno tenuto banco anche al World Economic Forum di Davos. La Cop15 dovrebbe riunirsi ad aprile in Cina e il settore si attende un accordo simile a quello di Parigi. L’ultimo summit – la Cop26 di Glasgow – ha messo in evidenza le crescenti aspettative sul settore privato. Adesso sono quindi le aziende, più che i governi, a doversi impegnare su questioni sostenibili, come emissioni di carbonio, deforestazione e metano. Aumenta, ad esempio, il numero delle società che hanno adottato target di azione per il clima attraverso la Science Based Targets initiative (SBTi), in linea con l’obiettivo dell’Accordo di Parigi di limitare il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2°C rispetto ai livelli pre-industriali. Di certo, la regolamentazione più stringente peserà sulle catene del valore del risparmio, dai fondi pensione alle compagnie assicurative, passando per gli intermediari, gli asset manager e anche per i provider di dati o rating Esg ne sono esenti, con richieste crescenti per una maggiore trasparenza nelle metodologie e una migliore gestione dei conflitti di interesse. Ma quanto pesano gli investimenti Esg rispetto al totale dei mercati finanziari? “Gli investimenti sostenibili continuano a correre. Dopo il boom del 2020, i risultati di crescita dei fondi di investimento sostenibili continuano ad essere significativi anche nel corso del 2021”, commenta Massimo Scolari, presidente di Ascofind. “Alla fine di settembre, secondo i dati forniti da Morningstar, il numero dei fondi di investimento europei sostenibili, ossia classificati secondo i criteri della nuova normativa europea sulla trasparenza negli investimenti sostenibili (Sfdr), è aumentato a circa 6 mila unità. Si tratta, in termini di numero prodotti, di quasi il 25% dell’intera offerta disponibile sul mercato europeo.
Tuttavia, in termini di patrimoni gestiti, i fondi sostenibili hanno raggiunto quota 3320 miliardi di euro, che rappresenta il 37% dei patrimoni gestiti dall’intera industria dei fondi europei (a fine giugno era il 34%). Il grande successo dei fondi di investimento sostenibili in Europa è testimoniato anche dal raffronto con le altre aree geografiche. In termini di quote di mercato a livello internazionale gli asset dei fondi europei rappresentano l’88% contro l’8% negli Stati Uniti e percentuali ancora più basse in Asia e Giappone”. Come ricorda Scolari, “Nel corso del 2021 i fondi di investimento sostenibili sono riusciti ad attrarre una significativa quota della nuova raccolta dell’industria dei fondi: nel terzo trimestre gli afflussi verso i fondi sostenibili sono stati il 56,8% del totale della raccolta dell’industria. Il lancio di nuovi fondi sostenibili nel corso del 2021 ha ulteriormente sostenuto la crescita del settore. Nell’ambito del forte sviluppo degli investimenti sostenibili, alcuni paesi europei si sono distinti: la Francia, in particolare, occupa la prima posizione con una quota di mercato pari al 36% per i fondi che promuovono caratteristiche ambientali e sociali (art.8) e del 58% per i fondi che hanno come obiettivo la sostenibilità (art.9). Seguono l’Olanda e la Svezia con quote di mercato significative sul totale europeo”, aggiunge il presidente di Ascofind. Sottolineando che “anche in Italia, secondo i dati Assogestioni, nel terzo trimestre 2021 i patrimoni totali dei fondi gestiti secondo principi sostenibili e responsabili hanno superato i 361 miliardi di euro con un incremento generale di oltre il 30% rispetto allo stesso periodo del 2020”.
Nel corso del 2021 i fondi di investimento sostenibili sono riusciti ad attrarre una significativa quota della nuova raccolta dell’industria dei fondi
Nel terzo trimestre 2021 i patrimoni totali dei fondi gestiti secondo principi sostenibili e responsabili hanno superato i 361 miliardi di euro
Massimo Scolari Ascofind
La pandemia ha rilanciato la centralità del risparmio negli stili di vita degli italiani pressati dall’emergenza: la priorità è metterlo in movimento, e ora che l’importanza della sostenibilità non è più messa in dubbio si aprono molte porte
GLI ESG: L’OPINIONE DEGLI ITALIANI
Il 63,4% degli italiani conosce o ha sentito parlare di prodotti Esg, con valori più elevati tra giovani e laureati. Si informano tramite:
Conosciuti
social 21,2%
web 16,5%
radio e tv 30,7%
quotidiani 14,1%
Il 52,5% degli italiani sarebbe interessato a investire in prodotti Esg: di questi, il 23,3% li considera la prima scelta d’investimento, soprattutto:
Interessanti
dirigenti
44,9%
imprenditori e liberi professionisti
45,8%
giovani
34,2%
laureati
31,1%
La priorità tra i tre fattori Esg, ambiente, sociale e governance, secondo gli italiani si divide in:
L’ambiente prevale su tutto
dimensione ambientale
52,1%
dimensione sociale
26,2%
governance
21,7%
62,9% tra gli alti redditi
La pandemia globale, e la crisi da essa scatenata, hanno generato incertezze e creato nuove sfide come la significativa perdita di posti di lavoro e l’acuirsi delle disuguaglianze. La diffusione del Covid è stata accompagnata dall’erosione della biodiversità e dalle cattive condizioni sanitarie. Quando all’inizio del 2020 la pandemia si è diffusa in tutta Europa, Philips - ad esempio - ha raddoppiato la fabbricazione di ventilatori mentre L’Orèal ha iniziato a produrre disinfettante per le mani su larga scala. La maggiore esposizione ai settori della tecnologia e della salute ha rappresentato un plus, mentre hanno perso terreno i titoli value legati al settore petrolifero e i finanziari, due segmenti fuori dai radar dei fondi Esg. L’attenzione è stata riorientata anche su questioni sociali come l’assistenza sanitaria pubblica/privata, le catene di fornitura e anche le risorse umane. Per non parlare delle conseguenze economiche e strutturali come protezione dei lavoratori, lavoro da remoto, formazione continua, perdita di posti di lavoro, maggiori rischi di conflitti sociali e misure per accompagnare i programmi di riorganizzazione e ristrutturazione. Su quali temi, dunque, stanno puntando gli operatori dell’industria del risparmio e quali saranno i fattori determinanti per dettare la nuova agenda degli investimenti Esg? Secondo il consulente finanziario Bernardo Calini, "tra i vari temi Esg presi in considerazione dall’industria del risparmio, per strutturare dei prodotti interessanti, mi ha sempre affascinato il tema della diversità e della relativa inclusione. Infatti, la diversità rappresenta la pluralità dei punti di vista che sono determinanti per il successo di un’azienda. Le aziende che hanno “a cuore” l’inclusione di queste macro-differenze di genere, di etnia, di disabilità e di religione, hanno una facilità di innovazione grazie a una maggiore creatività e una capacità di sviluppare meglio nuovi business e nuovi mercati. Tra le aziende che, da anni, lavorano sui principi di inclusione segnalo Coca-Cola, Lego e Apple”, aggiunge Calini. "Altro tema fondamentale è la corretta gestione dell’acqua e dei rifiuti. Ogni città ha, da sempre, combattuto per una gestione efficiente dell’una e dell’altra. Un’economia sostenibile non può prescindere da questi aspetti: una crescente urbanizzazione e concentrazione della popolazione mondiale nelle città; maggiori consumi di beni di prima necessità e voluttuari; un bisogno di adeguamento delle infrastrutture”.
Un tema di sostenibilità interessante è quello del rispetto dei diritti umani e dei lavoratori. Una buona “Corporate Governance” è un ottimo presupposto affinché un’azienda sia ben gestita. Un altro tema importante è quello legato alla mobilità sostenibile, che a sua volta si suddivide in quattro specifiche aree: la connettività, la guida autonoma, il car sharing e i veicoli elettrici. “Il cambiamento in corso, accelerato dalla pandemia, nel modo in cui utilizziamo, alimentiamo, e controlliamo tutti i mezzi di trasporto, ha ricadute profonde sulle aziende, sui governi, sui consumatori e sulle loro interazioni. Un’ultima tendenza che ho visto in quest’ultimo periodo è l’attenzione all’alimentazione sostenibile. Le aziende alimentari hanno l’enorme sfida di dover fornire cibo sano e nutriente a una popolazione mondiale in crescita, con risorse in diminuzione e cercare di farlo in maniera sostenibile, con impatto neutrale o positivo per l’ambiente. Da qui sono nati diversi strumenti che investono in quelle società agro-alimentari più attente a questi aspetti”, aggiunge l’esperto. Calini sottolinea comunque che Esg non è un “prodotto” o una “moda”, ma un comportamento. “Un po’ come la raccolta differenziata che abbiamo imparato a fare negli ultimi anni, insomma, tra non molto la maggior parte degli strumenti finanziari sarà tutta Esg, tutto dovrà essere investito con criteri Esg, per cui dovremo spiegare ai clienti i rischi di non investire in Esg".
Il cambiamento in corso, accelerato dalla pandemia, nel modo in cui utilizziamo, alimentiamo, e controlliamo tutti i mezzi di trasporto, ha ricadute profonde sulle aziende, sui governi, sui consumatori e sulle loro interazioni
Esg non è un “prodotto” o una “moda”, ma un comportamento
Bernardo Calini
La composizione dei portafogli Esg ha permesso ai fondi specializzati di affrontare e superare meglio dei comparti tradizionali lo stress test della pandemia. Gli investimenti con etichetta di sostenibilità hanno così alimentato la loro popolarità
L’economia sostenibile non è più un’opzione, ma l’unica strada possibile per il Pianeta. Un’affermazione forte, ma che ben rappresenta i valori in cui Etica Sgr crede da sempre, fin dalla sua fondazione avvenuta nel 2000. Alla luce dell’attuale situazione climatica e delle problematiche sociali accentuate dalla diffusione della pandemia, la domanda dei risparmiatori oggi sembra andare sempre più verso l’investimento sostenibile e responsabile (SRI), divenuto così un argomento mainstream. Sostenibilità e responsabilità oggi sono le parole chiave nel settore finanziario, con una serie di soluzioni di investimento green da parte di un numero crescente di player finanziari. Alla richiesta del mercato ha risposto anche l’Europa, con l’entrata in vigore del Sustainable Finance Disclosure Regulation (SFDR) e della cosiddetta Tassonomia, che nelle intenzioni del Legislatore dovrebbero permette ai risparmiatori di scegliere con maggior chiarezza e consapevolezza. Si tratta di un primo passo importante a livello normativo, sebbene non possiamo nascondere un po’ di delusione su alcuni sviluppi che ha preso la regolamentazione, per esempio con l’inclusione di settori abbastanza controversi come il gas e il nucleare tra le attività considerate green dalla Commissione Europea. Una posizione che onestamente non condividiamo e che a nostro modo di vedere rischia invece di creare confusione per i risparmiatori. Riteniamo che ci siano tante società che si sono approcciate al mondo della sostenibilità con metodo, credendo e rispettando i principi imposti, altrettante realtà lo hanno fatto soprattutto per questioni di strategia commerciale, per ottenere un ritorno dalla crescente richiesta di questo tipo di soluzioni. Queste aziende hanno così integrato il loro portafoglio di prodotti green, ma dando alla sostenibilità un ruolo residuale, guardando molto alle dinamiche di prodotto, e non all’offerta nel suo complesso. La normativa europea, potrebbe quindi concentrarsi maggiormente anche sulla coerenza della casa di gestione e l’approccio sostenibile delle sue strategie, politiche e governance. Un buon metodo per scegliere investimenti davvero responsabili è quello di studiare e consultare la documentazione che accompagna questo tipo di prodotti. Per questo in Etica Sgr riteniamo fondamentale l’esserci dotati di un processo di rendicontazione e analisi, rigoroso e trasparente. A tutto ciò accompagniamo una metodologia proprietaria di selezione ESG (acronimo inglese che sta per ambientale, sociale di governance) consolidata e una lunga esperienza nel settore. Il nostro è un approccio “olistico” in quanto cerchiamo di dare ad ogni lettera dell’acronimo ESG uguale importanza nei nostri processi di screening per la selezione dei titoli. Un approccio che va oltre gli aspetti di mera analisi di sostenibilità e che deriva anche dalla nostra mission aziendale: questo perché la finanza etica mette al centro dell’attività economica e finanziaria l’uomo e il Pianeta in cui vive. In particolare applichiamo ai titoli un doppio screening. In prima analisi vengono applicati i criteri negativi di esclusione, che permettono di scartare tutti gli emittenti coinvolti in attività controverse (per esempio, per le imprese, armi, tabacco, gioco d’azzardo, energia nucleare, pesticidi, attività lesive dei diritti umani) o che hanno violato norme e convenzioni internazionali. In seconda analisi, la selezione applica i criteri positivi di valutazione, che permettono di analizzare imprese e Stati in modo dettagliato, valutarli sulla base di parametri ambientali, sociali e di governance e attribuire loro un punteggio sintetico. Solo gli emittenti con punteggi superiori ad una soglia assoluta, risultanti tra i migliori del proprio settore (approccio “best in class”) ed aventi un profilo qualitativo e reputazionale soddisfacente, entrano a far parte del paniere dei fondi di Etica Sgr. Questa metodologia di selezione vale per tutti i titoli, sia quelli azionari sia quelli obbligazionari. Per i green bond richiediamo inoltre una “Second Party Opinion”, che consiste in una sorta di «certificazione» che viene rilasciata da soggetti terzi e accreditati, come le società di rating ESG e le società di revisione, che attestano la natura “green” del progetto finanziato da tale emissione di debito. L’obiettivo dei fondi di Etica Sgr è ottenere performance finanziarie positive e, contemporaneamente, effetti positivi per l’ambiente e la società. Quello che definiamo una scelta win- win, vale a dire potenzialmente vincente sia per il rendimento che per l’ambiente e la società. Per offrire una prova tangibile dei vantaggi di questo approccio olistico all’investimento responsabile, la rendicontazione dei risultati si rivela essere un aspetto chiave. Negli ultimi sei anni abbiamo iniziato a pubblicare annualmente un Report di Impatto, in cui misuriamo e rendicontiamo i risultati dell’impatto ESG degli investimenti dei nostri fondi rispetto al mercato di riferimento. Uno strumento che reputiamo estremamente utile in quanto permette di dimostrare come il nostro modello di finanza etica cerchi di coniugare crescita economica e responsabilità sociale, dando ai nostri investitori quelle chiavi di analisi fondamentali per evitare il rischio del temuto greenwashing.
This might be the opportunity to reset and make the kind of intuitional changes and policy choices that will lead to a better, greener and more sustainable future
Roberto Grossi Vicedirettore Generale di Etica Sgr
Audrey Ryan Support manager, Aegon Global Sustainable Equity Fund
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Da tempo si parla del ruolo degli investitori negli investimenti responsabili. Oggi è chiaro che incorporare obiettivi ESG nella propria strategia di investimento gioca un ruolo fondamentale nella gestione del rischio e della generazione di valore. Definizione di Impact Investing Già dieci anni fa si è cominciato a parlare di Impact Investing, con la creazione del GIIN (Global Impact Investing Network). Tuttavia oggi il tema è diventato urgente, poiché viviamo in un mondo che vede avanzare velocemente problemi climatici, diseguaglianze sociali, crescenti povertà. In questo contesto l’investimento responsabile diventa la chiave per assumere un ruolo determinante nel miglioramento della società. L’impact Investing può somigliare a strategie di investimento già note, come l’integrazione ESG o l’investimento sostenibile, ma è una risposta molto più innovativa alle impellenti sfide poste dall’attuale contesto storico. E’ caratterizzato da tre elementi chiave:
Luca De Biasi Mercer Italia Wealth Lead
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Si tratta di una strategia che intenzionalmente contribuisce a generare un impatto sociale e ambientale, è capace di misurare e presentare in modo chiaro e rilevante i propri effetti positivi e crea benefici aggiuntivi che non sarebbero stati possibili prima. Si deve immaginare l’Impact Investing come una lente attraverso la quale pianificare i propri investimenti. Una lente multifocale che abbia cura nel far leva su prodotti e servizi progettati per fornire una o più soluzioni a problemi inerenti stakeholder meno considerati, come le persone o l’ambiente. L’approccio sistemico a questa strategia include l’integrazione della sostenibilità nel processo di decision-making, identificando le radici del problema, comprendendone a fondo le interconnessioni, generando soluzioni multiple di ampio respiro e lungo termine. Un’altra lente attraverso la quale operare l’Impact Investing è la misurazione: l’assenza di metriche specifiche non deve rappresentare un limite e andrebbe in ogni caso considerata avendo bene in mente i KPI fin dall’inizio. Ultima ma non meno importante, la lente della cornice di riferimento: avere un linguaggio comune per categorizzare i vari investimenti, gli approcci scelti e i problemi relativi aiuta a rimanere ancorati al perimetro. Un esempio è rappresentato dai Sustainable Development Goals (SDG) delle Nazioni Unite, che identificano 17 obiettivi a cui sottendono 169 KPI. Perché adottare l’Impact Investing? I progressi dei 17 obiettivi SDG non sono sufficienti: la loro misurazione nel 2020 mostra un evidente gap tra le attese e i risultati. Tre milioni di persone non hanno a disposizione acqua a casa, oltre 2 mancano di acqua potabile. Più di un quarto della popolazione mondiale affronta la fame, mentre continuiamo a sprecare il 30% di cibo a livello globale. Buttiamo oltre il 90% dei materiali, generando emissioni. Immaginiamo cosa potremmo ottenere solo cambiando il modo di pensare, utilizzando semplicemente le risorse disponibili invece di produrne di nuove: un impatto enorme. E’ proprio intervenendo sul cambio di paradigma che si individua la ragione che guida l’Impact Investing: ridurre il rischio correlato a questi fenomeni significa generare nuove opportunità e avere un futuro. La rivoluzione è iniziata: il GIIN dichiara che, nel 2019, 1720 organizzazioni hanno gestito 715 miliardi di Dollari in Impact Investing. Ma quel che è ancora più importante è che l’88% ha visto una generazione di profitti che è andata ben oltre le aspettative iniziali. Sulla base delle analisi di Mercer possiamo confermare che l’Impact Investing ha un potenziale enorme. La Trade and Development Conference delle Nazioni Unite stima che saranno necessari tra i 5 e i 7 trilioni di Dollari per raggiungere gli obiettivi SDG. Parte di questo denaro sarà fornito dalla spesa pubblica, ma è il privato che può giocare una partita identificando le opzioni di investimento relative. Ma come approcciare l’Impact Investing e quale scelte effettuare? Sono principalmente tre le aree su cui si focalizzano gli investitori: gli obiettivi e i temi da cui partire, l’allocazione del portafoglio e le relative opzioni di implementazione e infine la misurazione dei risultati. 1. I temi su cui investire Mercer ha identificato quelli che ritiene particolarmente importanti quando si decide di adottare un approccio Impact Investing (figura 4). E’ evidente che esistano temi difficilmente categorizzabili, come l’acqua, ma possiamo intanto raggruppare le migliori opzioni di generazione di valore in cinque aree:
Intenzionalità Misurabilità Addizionalità
1. 2. 3. 4. 5.
Cambiamento climatico: Un rischio sistemico che mette a repentaglio ogni azienda in tutti i settori di mercato. L’adozione di energia sostenibile richiederà un enorme investimento. Un pianeta in salute: Un pianeta sano, fertile, ospitale, ricco di biodiversità nasce dalla scelta modelli di agricoltura sostenibile e prevenzione e controllo dell’inquinamento. Lo sfruttamento massivo della terra è accelerato come mai nella storia e rappresenta un rischio inaccettabile. Economia circolare: Se lo spreco viene riconosciuto e combattuto, promuovendo modelli di economia circolare, si può cominciare seriamente a proteggere le risorse naturali, a consumare e produrre di meno e, in definitiva, a contribuire al benessere del mondo in cui viviamo. Bisogni di base: Questo tema è riferito ai bisogni di base, come una casa o la possibilità di muoversi e viaggiare. L’innovazione può aiutare in tal senso: si pensi all’utilizzo del mobile payment nell’Africa sub sahariana, che ha consentito a migliaia di persone di accedere a servizi bancari fino a quel momento impossibili da ottenere. Benessere e empowerement: Educazione e salute: un binomio non scontato perché oggi la disuguaglianza sociale in ogni forma mina le società in tutto il mondo.
2. L’allocazione del portafoglio Sono molti gli aspetti da considerare nell’allocazione del portafoglio: liquidità, governance, obiettivi in termini di ROI, ma è la liquidità l’elemento chiave da considerare. La figura sotto illustra un approccio generale, da applicare sia in caso di investimenti privati sia in quelli quotati.
3. La misurazione Un reporting efficace costa tempo, ma è fondamentale anche per individuare greenwashing scorrettamente etichettato come Impact Investing. Numerosi gli standard globali esistenti, ma c’è ancora molta strada da fare: per esempio alcuni di questi non sono obbligatori e quelli che lo sono a volte mancano del giusto dettaglio. Mercer incoraggia l’adozione del EU’s Sustainable Management Projects Five Dimensions of Impact, che sta diventando uno standard riconosciuto a livello globale.
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Gli investimenti responsabili sono ormai una prima scelta poiché sempre più investitori desiderano allineare il proprio portafoglio con i propri valori. Quest'anno inoltre sono stati introdotti nuovi elementi normativi riguardo ai prodotti ESG che ne aumentano ulteriormente la rilevanza creando un impatto sul lavoro dei consulenti. Negli ultimi anni sono state implementate una serie di nuove iniziative regolamentari per migliorare i livelli di informativa e la comprensione complessiva degli investimenti sostenibili. L'obiettivo finale è indirizzare gli investimenti verso un futuro più sostenibile. La prossima tappa importante del percorso normativo sarà la modifica del regolamento MiFID II, che entrerà in vigore il 2 agosto 2022. Ciò avrà un impatto profondo e rilevante sull’attività quotidiana dei consulenti finanziari. Il tempo passa… Il cambiamento più significativo per distributori e consulenti finanziari sarà la necessità di incorporare le preferenze di sostenibilità nella valutazione complessiva di adeguatezza del cliente. Mentre alcuni consulenti e distributori stanno già discutendo le preferenze di sostenibilità con i clienti, questo diventerà presto qualcosa a cui tutti dovranno ottemperare. Se l'investitore finale dovesse manifestare preferenze di sostenibilità, il distributore o il consulente dovrà offrire un prodotto adatto. Distributori e consulenti devono creare le loro liste o portafogli di prodotti adeguati in modo da non trovarsi di fronte ai propri clienti con nulla da offrire. Sebbene agosto 2022 possa sembrare abbastanza lontano, il tempo stringe e c'è molta preparazione da fare.
David Crawford CFA, CAIA, Co-head of institutional & wholesale distribution, Nordea Asset Management UK
[1] L'effettivo raggiungimento di un obiettivo d'investimento, di risultati e rendimenti attesi di una struttura d'investimento non può in alcun modo essere garantito. Il valore degli investimenti può sia aumentare che diminuire e Lei potrebbe perdere parte o la totalità dell'importo investito.
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Nordea Asset Management è il nome funzionale delle attività di asset management svolte dalle persone giuridiche, Nordea Investment Funds S.A. e Nordea Investment Management AB ("Entità Legali") e le loro filiali e succursali. Il presente documento è materiale pubblicitario e ha lo scopo di fornire al lettore informazioni su specifiche capacità di Nordea. Il presente documento (ed eventuali pareri o opinioni ivi contenute) non costituisce una consulenza d’investimento e non costituisce una raccomandazione all'investimento in particolari prodotti, strumenti o strutture d'investimento, all'apertura o alla chiusura di qualsivoglia operazione o alla partecipazione a una particolare strategia di trading. Questo documento non costituisce un'offerta né una sollecitazione di un’offerta ad acquistare o vendere titoli o strumenti o a partecipare a tale strategia di trading. Eventuali offerte di questo tipo possono essere effettuate esclusivamente mediante un Memorandum di offerta o un analogo accordo contrattuale. Il presente documento non può essere riprodotto o distribuito senza previa autorizzazione. © Le Entità Legali appartenenti a Nordea Asset Management e ad ogni filiale e/o succursale.
I pezzi giusti per costruire un portafoglio ESG idoneo alla MiFID In Nordea Asset Management (NAM) siamo in prima linea nell’ambito dell’ investimento responsabile e sostenibile da più di tre decenni, sin dal lancio della nostra prima strategia ESG con screening settoriale. Più di recente, abbiamo ottimizzato la nostra gamma di soluzioni ESG per assicurarci di poter offrire tutti i pezzi necessari a distributori e consulenti per costruire le loro offerte sostenibili. Questi includono la gamma di strategie ESG STARS di NAM, che presenta soluzioni di investimento in varie regioni (Europa, Paesi nordici, EM, Asia, Nord America, Global) e in diverse asset class (azioni, obbligazioni sovrane, societarie e ad alto rendimento). Ogni strategia ESG STARS cerca di identificare i leader sostenibili di domani e ha tre obiettivi primari [1]: • battere il benchmark, • investire in società o paesi che mostrano standard ESG positivi e • creare un impatto duraturo. La nostra gamma ESG STARS si basa sulla convinzione che le aziende e gli emittenti che integrano le metriche ESG nelle loro decisioni strategiche saranno i vincitori di domani. Tutte le strategie ESG STARS di Nordea soddisfano i requisiti di sostenibilità per la distribuzione MiFID.
Vera integrazione ESG Le strategie ESG STARS sono costruite su un solido framework ESG, utilizzando la piena integrazione ESG con un focus sull’azionariato attivo che include le attività di voto e di engagement. Esse inoltre considerano il Principal Adverse Impact (PAI) su un massimo di 20 fattori di sostenibilità (ad es. impronta di carbonio, rapporto rifiuti non riciclati, divario retributivo di genere, politiche anticorruzione ecc.) divisi in 6 temi (emissioni di gas serra, acqua, biodiversità, rifiuti, questioni sociali e lavorative, diritti umani). Le soluzioni ESG STARS possono inoltre contribuire a un portafoglio “net zero”, generando un'impronta di carbonio inferiore rispetto ai loro benchmark. Scegliere il giusto partner ESG può fare la differenza A pochi mesi dall'implementazione di queste modifiche alla MiFID II, distributori e consulenti finanziari dovrebbero iniziare a costruire un elenco di strumenti idonei da offrire ai clienti con preferenze di sostenibilità. Per questo processo, trovare un partner ESG di fiducia diventa più importante che mai. In NAM, con i nostri anni di esperienza negli investimenti ESG e la nostra vasta gamma di prodotti adeguati, vogliamo essere un partner strategico per i nostri clienti in questo viaggio e ci impegniamo ad aiutarli in ogni fase del percorso. Scopri di più sulla nostra gamma di soluzioni ESG idonee alla MiFID
A long-term highly active, growth-focused approach to sustainable investing
Aegon Global Sustainable Equity Fund
sponsored by AEGON ASSET MANAGEMENT
An expanding universe of trailblazing instruments
ESG bonds - a noble initiative that still demands scrutiny
sponsored by eden tree invesment management
Uncovering attitudes towards sustainable indexing
Sustainable investing: Europe in focus
sponsored by ishares by blackrock
Sustainable wealth creation that enriches investors, benefits society and preserves the environment
Authenticity in ESG integration
sponsored by federated hermes international
Il costante aumento delle emissioni di gas serra, i loro effetti nocivi sugli ecosistemi e la crescente attenzione riservata alle problematiche climatiche e ambientali evidenzia che il modello energetico che ha alimentato la crescita dell'economia globale nel secolo scorso non è più sostenibile. È richiesto un impegno mondiale per ridurre progressivamente il consumo di risorse naturali, aumentare l’efficienza energetica e decarbonizzare tutti i settori energetici. L'UE dal 1990 è in prima linea negli sforzi internazionali per combattere il cambiamento climatico, svolgendo un ruolo di primo piano nella realizzazione dell'Accordo di Parigi del 2015, il primo accordo globale sul cambiamento climatico universale e giuridicamente vincolante, e pubblicando alla fine del 2019 il Green Deal, che ha delineato l’obiettivo di fare dell'Europa il primo continente a emissioni zero entro il 2050. Impegnarsi alla transizione energetica, raggiungere la neutralità del carbonio, stabilire un prezzo accessibile ed un sistema energetico sicuro richiede l’impegno di tutti i settori dell'economia e una politica di forte coordinamento tra l'UE e le altre super-potenze a livello globale. Gli investimenti in ogni settore dovrebbero concentrarsi su un approccio pragmatico, integrato e inclusivo, con l'obiettivo di ridurre al minimo costi di decarbonizzazione nell'interesse sociale. Mentre tutti gli attori sociali stanno lavorando per decarbonizzazione riducendo la loro impronta di carbonio, alcuni di essi stanno effettivamente consentendo la transizione verso un'economia più verde e più sostenibile, e tra questi un ruolo di primo piano viene svolto dal sistema dei network regolati e delle smart grid. Network Regolati e smart grid Le fondamenta per una concreta decarbonizzazione delle fonti di generazione verso un modello basato su fonti rinnovabili passa obbligatoriamente dallo sviluppo di un efficiente sistema di reti. La transizione energetica in corso abbraccia tutti gli aspetti del sistema di trasporto e distribuzione di elettricità, gas ed acqua. Uno dei fattori più dirompenti, insieme alla decarbonizzazione del mix di generazione, è rappresentato dalla digitalizzazione, che sta trasformando i processi con cui l’energia si produce e si distribuisce, tanto che si parla sempre più oggi di reti smart o smart grid. Pensiamo ad esempio alle reti che trasportano e distribuiscono l’elettricità. In questo campo gli elementi di base sono i contatori elettronici che abilitano le smart grid con cui si può gestire e bilanciare in modo efficiente il sistema elettrico: una soluzione particolarmente importante per le fonti rinnovabili intermittenti, come l’eolico e il solare, che in questo modo possono essere pienamente integrate nella rete. Questo vale a maggior ragione in uno scenario in cui la rete diventa sempre più flessibile e decentrata: dal vecchio schema top-down, in cui l’energia fluiva in modo unidirezionale dal produttore al consumatore, si sta passando a un modello di generazione distribuita in cui sono sempre più numerosi i piccoli produttori e consumatori in grado di immettere elettricità nella rete. La flessibilità, perciò, diventa un elemento fondamentale che consente alle reti di gestire i flussi e stabilire un dialogo in tempo reale tra operatori e consumatori. La sfida della digitalizzazione dell’energia riguarda quindi innanzitutto gli operatori di rete. Le stime indicano che il 17% degli investimenti sulle reti si focalizzeranno nel futuro proprio sulle innovazioni in termini di trasmissione (TSO) e, soprattutto, di distribuzione (DSO) delle fonti rinnovabili. L'infrastruttura diventa così la base essenziale per le attività economiche e sociali: reti di distribuzione elettrica accessibili, flessibili e inclusive svolgono un ruolo centrale nel consentire alla società in generale e agli stakeholder in particolare il raggiungimento dei propri obiettivi. Inoltre con la gestione intelligente della rete aumenta l’efficienza e diminuiscono gli sprechi, con un ulteriore vantaggio per l’ambiente. Il Pharus Sicav Best Regulated Companies Sono proprio i network regolati, veri protagonisti della transizione energetica, l’esclusivo oggetto di investimento del Pharus Best Regulated companies. Un fondo azionario long only con spiccate caratteristiche di bond proxy che investe solo ed esclusivamente nelle così dette utilities regolate, operatori di rete che si occupano di gestire e sviluppare le reti di trasmissione elettrica, distribuzione, trasporto acqua e gas, stoccaggio e rigassificazione. Le società facente parte di questo settore sono quasi tutte monopoliste ed hanno una elevatissima visibilità sui flussi di cassa nel lungo periodo sulla base di contratti spesso indicizzati all'inflazione. Esse detengono asset in grado di far fronte alle esigenze primarie della collettività, per questo strategici per ogni paese, il cui valore è correlato in maniera limitata con il ciclo economico. Per queste ragioni le utilities regolate offrono caratteristiche difensive in un contesto di incertezza globale e allo stesso tempo un interessantissimo premio in termini di rendimenti attesi, essendo caratterizzate da crescite di utili e dividendi intorno al 6-7% all’anno e da ritorni sugli investimenti compresi tra il 10-15% all’anno, garantiti dalla presenza di un regolatore esterno e da un quadro regolatorio ben definito. Rating ESG AA L’impronta ESG è nel DNA del Best regulaed Companies e delle società in cui il fondo investe. Il portafoglio è molto concentrato secondo un approccio di high conviction in 30-35 società caratterizzate da un profilo ESG molto elevato. Il processo d’investimento integra sia criteri di esclusione che di inclusione in cui il fattore ambientale riveste un ruolo predominante. L’investimento responsabile è spesso considerato separato dai principi fondamentali e finanziari dell’investimento, ma sono in realtà due lati della stessa medaglia: l’investimento responsabile è infatti orientato ad una migliore gestione del rischio ed una efficiente allocazione del capitale in modo tale che la creazione di valore del business sia a prova di futuro. Per dare maggiore credibilità al nostro lavoro, l’asset allocation viene inoltre monitorata e valutata in termini ESG da valutatori esterni indipendenti che su base trimestrale certificano il portafoglio al fine di garantirne le performance in termini di sostenibilità e rendimenti nel lungo termine. Alla data odierna, il rating medio certificato del portafoglio ESG del Pharus Sicav Best Regulated Companies è AA. Ci troviamo in un momento storico in cui la sostenibilità è ormai fattore imprescindibile sia per i consumatori, e di conseguenza per gli investitori, i quali non solo sono sempre più orientati verso soluzioni sostenibili, ma esigono informazioni trasparenti, sia per le realtà che propongono prodotti e servizi. Lo scopo comune dell’odierna società è quello di affrontare le sfide poste dal cambiamento climatico e ridurre forme di povertà o disuguaglianza, garantendo la sostenibilità ambientale, economica e sociale della popolazione mondiale nel lungo periodo. Ad oggi in Pharus siamo consapevoli che focalizzare l’attenzione esclusivamente sui rendimenti finanziari e sui fondamentali di settori e aziende è un esercizio riduttivo. Risulta evidente come la capacità di un’azienda di creare valore, di generare opportunità e di ridurre l’esposizione ai rischi debba tenere conto anche delle performance ESG oltre che degli indicatori economico-finanziari, in quanto giocheranno sempre più un ruolo fondamentale nella determinazione del rischio e del rendimento di un investimento. Diverse sono infatti le ricerche che provano una relazione positiva tra sostenibilità e performance, fattori necessari al fine di creare un circolo virtuoso tra settore finanziario ed economia reale: all’aumentare del numero di investitori che integrano elementi ESG nell’analisi dei titoli, maggiore sarà l’incentivo delle aziende quotate ad adottare tali criteri nella gestione delle proprie attività.
Michael Viehs Head of ESG Integration, Federated Hermes
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Oggi è praticamente impossibile negare gli effetti del cambiamento climatico sul pianeta. Temperature estreme, incendi boschivi, siccità, alluvioni e carenza d’acqua: questi e altri eventi climatici disastrosi sono sempre più frequenti e preoccupanti. Dal punto di vista degli investimenti, il cambiamento climatico presenta dei rischi ma, come sempre, ad ogni rischio si associa un’opportunità, dalla svalutazione dei titoli a un’innovazione rivoluzionaria. Molte opportunità nascono dalla necessità di sviluppare delle infrastrutture resilienti e di apportare modifiche in vari settori, Paesi e tipi di asset, nonché in risposta all’inasprimento delle normative e allo sviluppo di innovazioni tecnologiche. Oltre ai rischi, le scienze del clima possono contribuire a individuare tali opportunità. Noi di Wellington puntiamo a farlo attraverso la partnership con il Woodwell Climate Research Center.
1Woodwell Climate Research Center | 2Ibid. Comunicazione di marketing. Destinato solo a investitori professionali. Questo materiale e i suoi contenuti non possono essere riprodotti o distribuiti, in tutto o in parte, senza l’espresso consenso scritto di Wellington Management. Non è un’offerta a nessuno, né una sollecitazione da parte di nessuno, a sottoscrivere quote o azioni di alcun Wellington Management Fund (“Fondo”). Nulla in questo documento deve essere interpretato come un consiglio o una raccomandazione ad acquistare o vendere titoli. L’investimento nel Fondo potrebbe non essere adatto a tutti gli investitori. Tutte le opinioni in questo documento sono dell’autore al momento della scrittura e sono soggette a modifiche senza preavviso. Le quote/azioni di fondi sono disponibili solo nelle giurisdizioni in cui tale offerta o sollecitazione è lecita. Il Fondo accetta solo clienti professionali o investimenti tramite intermediari finanziari. Si prega di fare riferimento ai documenti di offerta del Fondo per i fattori di rischio, le informative pre-investimento, le ultime relazioni annuali e semestrali e per i Fondi OICVM, l’ultimo Documento contenente le informazioni chiave per gli investitori (KIID) prima di investire. Per ogni paese in cui i fondi UCITS sono registrati per la vendita, il prospetto e la sintesi dei diritti degli investitori in inglese e il KIID in inglese e in una lingua ufficiale sono disponibili su www.wellington.com/KIIDs. Wellington Management Funds (Lussemburgo) e Wellington Management Funds (Lussemburgo) III SICAV è autorizzata e regolamentata dalla Commission de Surveillance du Secteur Financier e Wellington Management Funds (Ireland) plc è autorizzata e regolamentata dalla Central Bank of Ireland. Il Fondo può decidere di porre fine agli accordi di commercializzazione di azioni/quote in uno Stato membro dell’UE con un preavviso di 30 giorni lavorativi. Questo materiale è emesso da Wellington Management Europe GmbH, che è autorizzata e regolamentata dall’Autorità federale di vigilanza finanziaria tedesca (BaFin). ©2022 Wellington Management. Tutti i diritti riservati. A partire dal 1° agosto 2021. WELLINGTON MANAGEMENT FUNDS ® è un marchio di servizio registrato di Wellington Group Holdings llp.
Alan Hsu Global Industry Analyst e gestore azionario dei comparti Wellington Climate Strategy Fund e Wellington Climate Market Neutral Fund
Il Woodwell Climate Research Center è un centro di ricerca indipendente sul clima, istituito nel 1985 non solo allo scopo di quantificare i problemi legati ai mutamenti climatici globali, tramite ricerche uniche al mondo, ma anche per collaborare con tutti i soggetti interessati, al fine di portare gli studi climatici in quelle aree dove avrebbero avuto un impatto reale. Nel 2018 Wellington ha avviato una partnership con Woodwell per integrare le scienze del clima nella gestione patrimoniale. Insieme abbiamo iniziato a usare dei modelli quantitativi per comprendere meglio in che modo e in quali aree il cambiamento climatico avrebbe colpito i mercati finanziari. Abbiamo sviluppato degli strumenti per gli investitori e metodi analitici innovativi, finalizzati a migliorare la valutazione del rischio climatico e i risultati degli investimenti, modellando gli effetti del cambiamento climatico per prendere decisioni di investimento informate
Dagli incendi in California alle tormente in Texas e alle inondazioni in Australia, il problema del cambiamento climatico ha un duplice aspetto: non si limita a trasformare la fisionomia dei paesaggi, ma impedisce anche di preparare una risposta adeguata agli scenari peggiori, anche quando le migliori risorse scientifiche in campo segnalano che sono altamente probabili. Per avere un’idea di ciò che intendiamo basta guardare all’agricoltura cinese. La Cina è uno dei principali produttori di mais, soia e grano a livello globale, ma, in base alle nostre ricerche, molte zone del Paese in cui si trovano tali coltivazioni sono alle prese con una grave scarsità d’acqua: il 40% si colloca nel 20° percentile del rischio di carenza idrica globale [1]. I dati forniti da Woodwell indicano che la probabilità di avere per diversi anni raccolti inferiori del 10% ai livelli storici raddoppierà per tutte le colture entro la metà di questo secolo. Tale probabilità sale al 65% nel caso del grano. I dati segnalano, inoltre, che la siccità peggiorerà lungo un asse est-ovest dal Tibet fino a Chengdu e allo Hunan, nella Cina centrale, dove tali condizioni perdureranno per il 60% degli anni dall’arco temporale 2021-2050 in avanti [2]. Ciò significa che l’incidenza di tale fenomeno sarà aumentata di circa 80 mesi ogni 10 anni rispetto al periodo di riferimento 1971-2000 utilizzato da Woodwell. A risentirne saranno sia la Cina che i Paesi limitrofi che dipendono dal fiume Mekong, il quale nasce proprio nei pressi di Chengdu. Sorprendentemente, gli studi condotti rivelano che il rischio di alluvioni e il rischio di carenza idrica crescono allo stesso ritmo. I due fenomeni sono infatti collegati. L’aumento delle temperature fa sì che l’atmosfera trattenga una maggiore quantità di vapore d’acqua. Così, quando si forma un temporale, le piogge possono essere abbondanti e colpire in modo drastico singole località. La Cina non è preparata a gestire precipitazioni di tale portata. Il 70% circa dei sistemi di raccolta delle acque piovane delle città cinesi non è in grado di far fronte, in maniera adeguata, a un episodio alluvionale con tempi di ritorno di cinque anni. Inoltre, crediamo che entro la metà del secolo la frequenza storica delle precipitazioni estreme con tempi di ritorno di 100 e 500 anni sarà verosimilmente almeno cinque volte superiore in gran parte del Paese asiatico, in particolare nella zona est di Chengdu e nella regione nord-orientale. La Cina deve prepararsi non solo a una carenza idrica a livello mondiale, ma anche a alluvioni che colpiranno le sue principali città. Quali sono le opportunità? La Cina è solo un esempio. Abbiamo riscontrato che l’aumento degli eventi climatici avversi nelle regioni agricole di tutto il mondo richiederà continui investimenti nelle tecnologie agricole per sostenere la produttività e la resilienza delle colture. Lo stesso vale per le infrastrutture idriche. In campo idrico le soluzioni climatiche possono essere semplici, come le tecnologie di flusso, o più complesse, come le soluzioni idriche intelligenti che consentono di irrigare in maniera più intelligente, distribuire l’acqua con maggiore precisione e utilizzare tale preziosa risorsa in modo più efficiente. A nostro avviso, questi temi offrono un’interessante opportunità. Abbiamo inoltre scoperto che la Cina affronta una delle più gravi minacce legate all’innalzamento del livello del mare. Per questo motivo sta costruendo quella che è stata soprannominata la nuova Grande Muraglia: delle barriere contro le inondazioni situate nelle regioni costiere del Paese per proteggere città come Shanghai. Questo e altri progetti simili comportano una crescente necessità di materiali di costruzione specifici e tecnologie infrastrutturali per prevenire le alluvioni. La Cina e l’India sono destinate ad essere le due principali fonti incrementali di domanda energetica nei prossimi decenni. Per le economie intenzionate a crescere in tempi rapidi, modernizzarsi e incrementare il reddito pro capite, l’accesso all’energia a bassi costi è fondamentale. Oggi purtroppo si dipende ancora da forme di energia a nostro avviso non sostenibili, tra le quali il carbone e, in certa misura, il gas naturale. I due Paesi asiatici sono alle prese con un dilemma: devono distribuire elevate quantità di energia cercando al contempo di diversificare le loro risorse energetiche. Pertanto, è di fondamentale importanza che siano entrambi sulla via della decarbonizzazione. In ottica di investimenti, tale contesto favorisce la crescita delle fonti di energia rinnovabile a livello globale, nonché l’utilizzo di combustibili alternativi e la riprogettazione delle infrastrutture energetiche per incrementare l’efficienza. Combinando la nostra profonda conoscenza dei fornitori di energie rinnovabili con l’analisi dei dati sul clima di Woodwell, noi di Wellington siamo in grado di dire se le condizioni locali favoriscano la generazione di energia eolica o solare. In questo modo possiamo condurre un’analisi informata sulle predette società, quando veniamo chiamati ad aiutarle a gestire la produttività dei loro titoli legati alle rinnovabili. Mettendo insieme tali informazioni e altre ricerche fondamentali, possiamo farci un’idea piuttosto precisa di quelli che potrebbero essere i migliori risultati dal punto di vista normativo. Possiamo, inoltre, avere un quadro più completo dei rischi e dei rendimenti degli investimenti e ricavare una serie di approfondimenti. Nel complesso, i nostri studi sul cambiamento climatico ci portano a pensare che molti investitori siano eccessivamente esposti ai rischi legati ai mutamenti climatici e sottoesposti alle opportunità di investimento associate ad essi.